giovedì 19 giugno 2008

La difficoltà nel comunicare a 360°

La comunicazione ha da sempre, rivestito un ruolo fondamentale nella vita interpersonale, tanto che si è spesso parlato della comunicazione come una forma di azione, consapevoli del fatto che il parlare è un’attività sociale attraverso cui gli individui stabiliscono e modificano le loro relazioni.Il processo comunicativo si realizza all’interno del contesto sociale e consiste nella trasmissione di un messaggio attraverso l’uso di un codice e di un canale, da un emittente ad un ricevente e viceversa. La comunicazione può quindi essere intesa come quel processo tramite il quale “si dice qualcosa a qualcuno” sulla base di motivazioni probabilmente per raggiungere determinati scopi in una specifica situazione (contesto). Il termine globalizzazione non rappresenta in modo preciso la situazione attuale delle comunicazioni e dei media perché in realtà alcuni paesi, alcuni territori, alcune popolazioni partecipano ad essa, mentre altri ne rimangono ai margini e altri ancora ne sono, almeno per il momento, totalmente esclusi per ragioni economiche e culturali. Questa però rappresenta solo la fase iniziale del processo comunicativo poiché si realizza completamente solo quando il ricevente comprende il messaggio trasmesso e fornisce una risposta a colui che ha inviato il messaggio. Risulta quindi evidente che alla base della comunicazione deve esserci una volontà, comune agli attori coinvolti nel processo, finalizzata alla costruzione di un significato condiviso.La comunicazione può essere quindi considerata a tutti gli effetti uno strumento dell’agire sociale dove è necessario considerare che: gli attori della comunicazione sono attori sociali, e come tali devono essere conosciuti per valutarne le motivazioni e gli scopi che d’altra parte vengono definiti in particolari contesti culturali.Quando si parla di comunicazione, si pensa sempre che la cosa più importante sia sapersi esprimere, ma non è così: l’arte più sottile e preziosa è saper ascoltare e questo è vero in qualsiasi forma di comunicazione, anche se apparentemente non è un dialogo. Naturalmente, ascoltare non significa usare solo l’udito, ma capire ciò che gli altri dicono e quali sono le loro intenzioni e proprio perché non vediamo le altre persone (e non possono correggerci subito, con una parola e con un gesto, se le capiamo male) dobbiamo essere particolarmente attenti nell’ascoltare e capire.La comunicazione ha sempre avuto un ruolo centrale nella storia degli uomini. Ovviamente è dipesa, nelle sue forme, dalle tecnologie del tempo ed è stato uno degli ambiti nei quali la modernità si è più prepotentemente manifestata.L’obiettivo di questo excursus attraverso i secoli ed anche i millenni, attraverso i pensatori e gli autori, i filosofi ed i teorici è stato rendere noto quanto l’uomo abbia da sempre avvertito la necessità di comunicare e quanto abbia desiderato avere interlocutori sempre più lontani, temporalmente e spazialmente: dai posteri che avrebbero potuto leggerne gli scritti, fino alla ricerca di un ipotetico “quid” nell’universo.La comunicazione, infatti, è un processo complesso, in cui entrano numerosi variabili, e non è imbrigliabile in rigide regole.I destinatari sono diversi, ma hanno in comune il bisogno di sapere cos’è la comunicazione, comprenderne i meccanismi, acquisire delle competenze e delle abilità per comunicare in modo efficace e controllare, per quanto possibile, i processi di comunicazione in quanto tutto ciò è richiesto nel lavoro, nelle relazioni sociali, nei curricula formativi. Sapere comunicare in modo efficace è vitale, in una società che si fonda sulla comunicazione, eppure, dobbiamo ammetterlo, la maggior parte di noi non sa comunicare o comunica in modo insoddisfacente. Sbagliamo il bersaglio più frequentemente di quanto non lo raggiungiamo; restiamo perplessi e stupiti quando gli altri non riescono a capire quello che abbiamo detto o scritto; riteniamo di essere più capaci a capire gli altri che a farci capire, tuttavia non c’è motivo per sentirsi insoddisfatti o di crearsi problemi per questo: è una situazione molto comune: sembra quasi che per la nostra specie la comunicazione sia una scommessa, in cui è più probabile sbagliare che indovinare l’esito, però non è una situazione immutabile, perché si può imparare a comunicare bene e con efficacia. Si può apprendere, con risultati sorprendenti, il come, il che cosa e il quando che fanno la differenza nella comunicazione, che costituiscono lo spartiacque fra successo e insuccesso nel comunicare.Se è vero che si può imparare a comunicare, è altrettanto vero che bisogna tenere ben presenti almeno due dati, per evitare di andare incontro a penose disillusioni. Il primo è che non si impara a comunicare con efficacia né in un giorno né in una settimana, anche partecipando a miracolistici corsi intensivi: occorrono tempo e addestramento continuo perché la comunicazione è un processo di scambio fra persone, una interazione. Se il successo del comunicare dipendesse unicamente dalle capacità di chi comunica, tutto sarebbe più facile, il fatto è che l’emittente non è solo, con i suoi schemi perfetti di comunicazione letti in qualche manuale o appresi da qualche guru; ci sono anche i destinatari del flusso di comunicazione, che reagiscono agli stimoli che ricevono, che possiedono una propria struttura cognitiva, emozionale ed esperienziale con cui interpretano quanto viene loro comunicato, che non sono, in breve, passivi ricettori e contenitori di tutto ciò che proviene dall’esterno.Il processo di comunicazione, inoltre, non si svolge in un luogo asettico, bensì in un contesto ambientale, emotivo, conoscitivo, tecnologico che per conto suo incide anche in misura rilevante sullo svolgimento della comunicazione, su cosa e come viene trasmesso e su cosa viene decodificato. Il secondo è che nessun testo potrà mai insegnare a comunicare, sia perché si impara a comunicare con l’esperienza e non con la teoria, sia perché ogni problema di comunicazione non ha una sola ma molteplici soluzioni, tutte corrette anche se fra loro nettamente contrapposte. Tutto il campo della comunicazione, infatti, è soggetto a variazioni continue e profonde e non può che essere così, perché la comunicazione è un fatto sociale, anzi il fatto sociale per eccellenza, e quindi è strettamente legata a tutte le dinamiche e le trasformazioni sociali. Come se ciò non bastasse, è anche profondamente condizionata dagli strumenti e dalla tecnologia che ogni epoca storica ed ogni società sviluppano e applicano alla comunicazione. E’ del tutto superfluo, a questo proposito, ricordare cosa sta avvenendo in questo periodo nella comunicazione a causa, per esempio, del fantastico sviluppo delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione, e del moltiplicarsi delle occasioni di contatto, per le più svariate ragioni commerciali, culturali, politiche, turistiche, migratorie, fra un numero crescente di persone che appartengono a culture diverse e possiedono specifici codici e modi di comunicare, Vale sempre l’avvertenza che le abilità del comunicare non sono apprese come formule matematiche e che sono efficaci se applicate con giudizio, intelligenza e, perché no, con cuore. Se non si tiene conto che la comunicazione è un tutto estremamente complesso, non una scienza esatta ma un’arte, le abilità descritte nei testi diventano un insieme di suggerimenti abbastanza privi di senso.La centratura sui bisogni del singolo fa sì che si prospetti un largo ventaglio di progetti formativi che devono prendere l'avvio dalle specifiche capacità da ciascuno acquisite assumendo un andamento flessibile in relazione sia alle esigenze che si manifestano con l'andare del tempo, sia alla necessità di cogliere al massimo le opportunità offerte dalle risorse umane e finanziarie esistenti. Ad essi farà riferimento la pedagogia del contratto, cioè motivare i giovani all'apprendimento, offrire loro una idea globale del mondo del lavoro dei suoi meccanismi e delle sue istituzioni e sviluppare la loro sicurezza, il loro spirito di iniziativa, la loro creatività affinché possano decidere ciò che vogliono fare sia a livello educativo che professionale.

La difficoltà nel comunicare.


La comunicazione ha da sempre, rivestito un ruolo fondamentale nella vita interpersonale, tanto che si è spesso parlato della comunicazione come una forma di azione, consapevoli del fatto che il parlare è un’attività sociale attraverso cui gli individui stabiliscono e modificano le loro relazioni.
Il processo comunicativo si realizza all’interno del contesto sociale e consiste nella trasmissione di un messaggio attraverso l’uso di un codice e di un canale, da un emittente ad un ricevente e viceversa. La comunicazione può quindi essere intesa come quel processo tramite il quale “si dice qualcosa a qualcuno” sulla base di motivazioni probabilmente per raggiungere determinati scopi in una specifica situazione (contesto). Il termine globalizzazione non rappresenta in modo preciso la situazione attuale delle comunicazioni e dei media perché in realtà alcuni paesi, alcuni territori, alcune popolazioni partecipano ad essa, mentre altri ne rimangono ai margini e altri ancora ne sono, almeno per il momento, totalmente esclusi per ragioni economiche e culturali. Questa però rappresenta solo la fase iniziale del processo comunicativo poiché si realizza completamente solo quando il ricevente comprende il messaggio trasmesso e fornisce una risposta a colui che ha inviato il messaggio. Risulta quindi evidente che alla base della comunicazione deve esserci una volontà, comune agli attori coinvolti nel processo, finalizzata alla costruzione di un significato condiviso.
La comunicazione può essere quindi considerata a tutti gli effetti uno strumento dell’agire sociale dove è necessario considerare che: gli attori della comunicazione sono attori sociali, e come tali devono essere conosciuti per valutarne le motivazioni e gli scopi che d’altra parte vengono definiti in particolari contesti culturali.
Quando si parla di comunicazione, si pensa sempre che la cosa più importante sia sapersi esprimere, ma non è così: l’arte più sottile e preziosa è saper ascoltare e questo è vero in qualsiasi forma di comunicazione, anche se apparentemente non è un dialogo. Naturalmente, ascoltare non significa usare solo l’udito, ma capire ciò che gli altri dicono e quali sono le loro intenzioni e proprio perché non vediamo le altre persone (e non possono correggerci subito, con una parola e con un gesto, se le capiamo male) dobbiamo essere particolarmente attenti nell’ascoltare e capire.
La comunicazione ha sempre avuto un ruolo centrale nella storia degli uomini. Ovviamente è dipesa, nelle sue forme, dalle tecnologie del tempo ed è stato uno degli ambiti nei quali la modernità si è più prepotentemente manifestata.
L’obiettivo di questo excursus attraverso i secoli ed anche i millenni, attraverso i pensatori e gli autori, i filosofi ed i teorici è stato rendere noto quanto l’uomo abbia da sempre avvertito la necessità di comunicare e quanto abbia desiderato avere interlocutori sempre più lontani, temporalmente e spazialmente: dai posteri che avrebbero potuto leggerne gli scritti, fino alla ricerca di un ipotetico “quid” nell’universo.
La comunicazione, infatti, è un processo complesso, in cui entrano numerosi variabili, e non è imbrigliabile in rigide regole.
I destinatari sono diversi, ma hanno in comune il bisogno di sapere cos’è la comunicazione, comprenderne i meccanismi, acquisire delle competenze e delle abilità per comunicare in modo efficace e controllare, per quanto possibile, i processi di comunicazione in quanto tutto ciò è richiesto nel lavoro, nelle relazioni sociali, nei curricula formativi. Sapere comunicare in modo efficace è vitale, in una società che si fonda sulla comunicazione, eppure, dobbiamo ammetterlo, la maggior parte di noi non sa comunicare o comunica in modo insoddisfacente. Sbagliamo il bersaglio più frequentemente di quanto non lo raggiungiamo; restiamo perplessi e stupiti quando gli altri non riescono a capire quello che abbiamo detto o scritto; riteniamo di essere più capaci a capire gli altri che a farci capire, tuttavia non c’è motivo per sentirsi insoddisfatti o di crearsi problemi per questo: è una situazione molto comune: sembra quasi che per la nostra specie la comunicazione sia una scommessa, in cui è più probabile sbagliare che indovinare l’esito, però non è una situazione immutabile, perché si può imparare a comunicare bene e con efficacia. Si può apprendere, con risultati sorprendenti, il come, il che cosa e il quando che fanno la differenza nella comunicazione, che costituiscono lo spartiacque fra successo e insuccesso nel comunicare.
Se è vero che si può imparare a comunicare, è altrettanto vero che bisogna tenere ben presenti almeno due dati, per evitare di andare incontro a penose disillusioni. Il primo è che non si impara a comunicare con efficacia né in un giorno né in una settimana, anche partecipando a miracolistici corsi intensivi: occorrono tempo e addestramento continuo perché la comunicazione è un processo di scambio fra persone, una interazione. Se il successo del comunicare dipendesse unicamente dalle capacità di chi comunica, tutto sarebbe più facile, il fatto è che l’emittente non è solo, con i suoi schemi perfetti di comunicazione letti in qualche manuale o appresi da qualche guru; ci sono anche i destinatari del flusso di comunicazione, che reagiscono agli stimoli che ricevono, che possiedono una propria struttura cognitiva, emozionale ed esperienziale con cui interpretano quanto viene loro comunicato, che non sono, in breve, passivi ricettori e contenitori di tutto ciò che proviene dall’esterno.
Il processo di comunicazione, inoltre, non si svolge in un luogo asettico, bensì in un contesto ambientale, emotivo, conoscitivo, tecnologico che per conto suo incide anche in misura rilevante sullo svolgimento della comunicazione, su cosa e come viene trasmesso e su cosa viene decodificato. Il secondo è che nessun testo potrà mai insegnare a comunicare, sia perché si impara a comunicare con l’esperienza e non con la teoria, sia perché ogni problema di comunicazione non ha una sola ma molteplici soluzioni, tutte corrette anche se fra loro nettamente contrapposte. Tutto il campo della comunicazione, infatti, è soggetto a variazioni continue e profonde e non può che essere così, perché la comunicazione è un fatto sociale, anzi il fatto sociale per eccellenza, e quindi è strettamente legata a tutte le dinamiche e le trasformazioni sociali. Come se ciò non bastasse, è anche profondamente condizionata dagli strumenti e dalla tecnologia che ogni epoca storica ed ogni società sviluppano e applicano alla comunicazione. E’ del tutto superfluo, a questo proposito, ricordare cosa sta avvenendo in questo periodo nella comunicazione a causa, per esempio, del fantastico sviluppo delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione, e del moltiplicarsi delle occasioni di contatto, per le più svariate ragioni commerciali, culturali, politiche, turistiche, migratorie, fra un numero crescente di persone che appartengono a culture diverse e possiedono specifici codici e modi di comunicare, Vale sempre l’avvertenza che le abilità del comunicare non sono apprese come formule matematiche e che sono efficaci se applicate con giudizio, intelligenza e, perché no, con cuore. Se non si tiene conto che la comunicazione è un tutto estremamente complesso, non una scienza esatta ma un’arte, le abilità descritte nei testi diventano un insieme di suggerimenti abbastanza privi di senso.La centratura sui bisogni del singolo fa sì che si prospetti un largo ventaglio di progetti formativi che devono prendere l'avvio dalle specifiche capacità da ciascuno acquisite assumendo un andamento flessibile in relazione sia alle esigenze che si manifestano con l'andare del tempo, sia alla necessità di cogliere al massimo le opportunità offerte dalle risorse umane e finanziarie esistenti. Ad essi farà riferimento la pedagogia del contratto, cioè motivare i giovani all'apprendimento, offrire loro una idea globale del mondo del lavoro dei suoi meccanismi e delle sue istituzioni e sviluppare la loro sicurezza, il loro spirito di iniziativa, la loro creatività affinché possano decidere ciò che vogliono fare sia a livello educativo che professionale.

lunedì 12 maggio 2008

Usabilità di un sito web

Una delle sfide attuali per le aziende che operano su Internet è progettare un sito web che si adatti ai bisogni e alle aspettative dei navigatori/utenti. Realizzare un sito difficile da usare è come avere un esercizio in cui i clienti devono mettersi in fila tre volte prima di ordinare, oppure in cui gli acquirenti non trovano la cassa per effettuare il pagamento. Gli utenti/clienti scelgono siti semplici da utilizzare, richiedono un'interfaccia naturale e intuitiva. Il mercato opera dunque una selezione naturale. Gli utenti che trovano un sito confuso e difficile da utilizzare, non lo visiteranno una seconda volta. Questa è la ragione per cui l'usabilità è diventata una variabile critica per il vantaggio competitivo di un'impresa. Quello che va considerato, invece, è che un sito inusabile può essere quasi del tutto inutile ma soprattutto può danneggiare l'immagine dell'azienda; Se l’utente non capisce come utilizzare qualcosa, non la utilizzerà, se troverè difficile effettuare una transazione non la effettueà. Esistono due parametri importanti per valutare l'efficacia di un sito. Il primo è indicato con la sigla SPR (Site Penetration Rate) e indica la percentuale dei navigatori che accedono alle pagine interne del sito attraverso la home page: le statistiche indicano che il 40-50% dei navigatori non va oltre la home page.
Un altro parametro fondamentale è rappresentato dal CCR (Consumer Conversion Rate) e rappresenta la percentuale degli utenti che da semplici visitatori diventano clienti. Analizzando i dati relativi al comportamento d'acquisto osserviamo che gli utenti che acquistano online per la prima volta spendono mediamente $125; quelli che lo fanno per la 2° volta spengono circa il doppio, $250. Analizzando i dati sopra riportati possiamo affermare che per il successo di un progetto usabile sia necessario considerare essenziali i seguenti obiettivi:
Incrementare il "Site Penetration Rate" e il "Cusomer Conversion Rate"
Diminuire la percentuale di utenti che abbandonano la transazione
Aumentare la soddisfazione dell'utente e quindi la fedeltà (considerando gli elevati costi di acquisizione di un cliente e il comportamento di acquisto dell'utente on line)
I vantaggi riscontrati dall'utente finale si trasformino in ritorni economici a lungo termine per l'azienda:
Vantaggi per l'utente:
riduzione del tempo speso per richiedere supporto e assistenza. Un sistema semplice, intuitivo e completo evita all'utente di spendere tempo e denaro per chiedere assistenza all'azienda.
riduzione del tempo di esecuzione delle attività e del numero di errori commessi: un sito semplice e chiaro permette all'utente di compiere le operazioni in breve tempo. Un dato molto importante per valutare l'efficienza di un'interfaccia è il Click to Buy (CTB) ossia il numero d click necessari partendo dalla home page per arrivare a concludere l'acquisto di un prodotto. Un sito usabile riduce notevolmente il CTB e quindi il tempo di esecuzione di un'attività.
minor fatica e stress rendere più semplice e breve il percorso per portare a termine efficacemente le operazioni aiuta l'utente a focalizzarsi esclusivamente sul raggiungimento del risultato finale evitando di concentrarsi su una pluralità di strumenti.
I vantaggi per l'utente si traducono in vantaggi per l'azienda:
diminuzione del costo di supporto agli utenti.
aumento del numero degli utenti soddisfatti e fedeli.
aumento nel volume di vendita e dei profitti.

Per comprendere come può l'usabilità di un sito Web impattare sul processo di acquisto e quindi sul numero degli acquisti e di conseguenza sui profitti, è interessante analizzare il concetto di "User success rate". "User success rate" indica la percentuale dei compiti che un utente riesce a completare correttamente all'interno di un sito Web. In un recente studio Jacob Nielsen ha dimostrato che il tasso di successo di un utente su un sito di commercio elettronico è del 56%.
Vi citerò un semplice esempio per terminare il mio intervento:
Un utente deve ordinare 12 rose rosse da regalare alla madre per il compleanno. Il compito viene portato a termine se la madre riceve una dozzina di rose per il suo compleanno. Se nel test l'utente lascia il sito quando ha eseguito correttamente il compito possiamo sicuramente considerarlo un successo. Se l'utente fallisce il luogo dell'ordine, possiamo considerare la transazione un fallimento.
Questo semplice esempio impone delle considerazioni per un azienda che affida l’e-commerce in un sito web.

venerdì 18 aprile 2008

Tecnologica - Mentis


Viaggiare "In & Aut" nella rete.



Il passaggio dall'Ottocento al Novecento, segnato dalla transizione dal vecchio al nuovo mondo, formato da stati indipendenti e coloniali, dalle nuove vie di comunicazione, da un forte incremento demografico, da una società dinamica e aperta alle innovazioni, da una classe borghese intraprendente, ci lascia certamente anche una serie di eredità in ambito educativo sia dal punto di vista delle idee sulla educazione sia da quello della realtà educative.Gli effetti della seconda rivoluzione industriale si riversano direttamente sulle grandi città, le trasformano e le proiettano nel futuro catapultando alla fine del secolo Londra e Parigi come metropoli mondiali: sono un intreccio compatto di reti di comunicazione, di servizi e di trasporti.Le città economicamente più vivaci attraggono sempre più gente non tenendo conto dei caratteri della vita urbana quali l'ambiente fisico, il tessuto sociale, la componente culturale, che raramente si coniugano con le esigenze di una città in pieno sviluppo commerciale.Il bisogno di formare persone capaci di agire ed interagire in rete in funzione di obiettivi didattici nasce proprio per individuare e definire gli atteggiamenti indispensabili per avvalersi di Internet a scopi didattici e per spiegare ed imprimere alla nostra società in che modo le reti possono dar luogo a nuovi contesti di apprendimento, per identificare i criteri a cui riferirsi nel decidere se e come allestire un ambiente di apprendimento in rete, adattandolo alle esigenze specifiche degli utenti. Per identificarne i criteri , analizziamo la parola media e il suo significato più intrinseco. Quando si pensa ai media in genere lo si fa con in mente un'idea piuttosto incerta e sfumata: stampa, radio televisione e internet si mettono a capo della nostra attenzione e si impongono come punto di riferimento costante in qualunque discorso intorno ai media dimenticandoci della parola "tecnologie". I mezzi di comunicazione secondo questo modo di vedere, sono nient'altro che macchine e supporti per trasmettere le informazioni da un'emittente a una pluralità più o meno indistinta di destinatari. Per lungo tempo questa prospettiva è stata l'unica chiave di interpretazione dei media e la tecnologia è ancor oggi vista come un qualcosa di impalpabile, di sfuggevole e non generatrice di nuove esperienze. Dalla nascita del telegrafo alla televisione via cavo i media sono stati spesso pensati come rivoluzioni tecnologiche in grado da sole di stravolgere la vita quotidiana delle persone.Se torniamo più vicino a noi, scopriamo che Internet non aveva per nulla come obiettivo la condivisione dei saperi su scala planetaria ma Arpanet, la rete sperimentale di computer creata nel 1969 dall'Agenzia ARPA del Dipartimento della Difesa americano, aveva lo scopo di garantire la continuità e la sicurezza delle comunicazioni anche in caso di attacco nucleare su vasta scala. Altro esempio di definizione e ridefinizione storica del significato di un medium è quello della storia della televisione italiana. Le radici degli anni cinquanta vedevano questo mezzo di comunicazione come lo strumento perfetto, per realizzare l'unità della lingua e della cultura italiana. Tutti i traguardi tecnologici hanno un centro d'origine nella storia e nei bisogni dell'uomo, ma prendono forma e identità in modo graduale e imprevedibile. La formazione a distanza in una prima ampia definizione è quella tipologia di processo formativo che ha luogo quando un docente ed uno studente sono separati da una distanza fisica. Le tecnologie (audio, video, dati e materiali stampati) vengono utilizzate per colmare lo scarto didattico e comunicativo derivante da tale distanza. Formazione in presenza e formazione totalmente a distanza sono i due estremi di un continuum all'interno del quale è possibile individuare le varie tipologie di formazione a distanza: la tradizionale formazione in aula può essere integrata da lavori di gruppi autogestiti e può prevedere un tutor di supporto che si affianca ai partecipanti. Attualmente l'utilizzo di Internet dovuto al web è superiore a quello di tutti gli altri servizi disponibili, come posta elettronica, news, video ecc.Internet ha già cambiato diverse abitudini, consentendo a molti di fare cose nuove e vecchie, in modo più efficace ed efficiente. Il Web è costituito da milioni di computer connessi alla rete; i server web da miliardi di miliardi di documenti in essi memorizzati. La sua funzione principale è quella di permettere ad un utente di pubblicare documenti multimediali, che possono contenere dati, voci, immagini, filmati, dando la possibilità ad altri utenti di accedervi in modo molto semplice.Il web viene usato da aziende, enti e singoli individui per gli scopi più diversi, dall'e-commerce alla comunicazione e trasmissione di messaggi di posta elettronica; fa accedere ad un data-base in cui sono memorizzati e opportunamente catalogati documenti di varia natura, come report, materiale didattico, notizie apparse sui quotidiani, ecc., consentendo agli utenti di individuare i documenti di interesse in base a diverse chiavi di ricerca, area tematica, data di pubblicazione, tipologia di documento e così via. Dunque l'Internet è di supporto alla comunicazione ed è finalizzato alla creazione di relazioni interpersonali all'interno di una organizzazione sociale, utili per il trasferimento della "conoscenza tacita", ossia l'insieme di informazioni che non sono facilmente codificabili attraverso documenti, ma che devono necessariamente essere trasferite da persona a persona. Le intranet di questo tipo offrono servizi di interazione e comunicazione quali video-conferenze, forum, chat, gruppi di discussione, che offrono la possibilità a due o più persone di discutere "privatamente". E' la soluzione ideale per chi ricerca la sensazione di una presenza reale ed immediata, perciò Internet in pratica assume un valore didattico nel momento stesso in cui suggerisce a ogni utente atteggiamenti critici, implicando strategie personali di scelta: il solo navigare attraverso il World Web rappresenta di per sé un'esperienza educativa. Perché l'uso di Internet possa configurarsi come e propria condivisione di esperienza non è solo necessario che gli utenti "sappiano navigare", ma occorre anche che si abituino ad elaborare direttamente le informazioni e a dialogare tra loro, utilizzando tutta la gamma degli strumenti di cui si può disporre in rete (il web, la posta elettronica, il chatting, ecc.).Una delle ragioni della diffusione dell'istruzione in rete può essere individuata nei vantaggi organizzativi e logistici che un apprendimento telematico garantisce rispetto all'allestimento di un sistema tradizionale, basato su lezioni in aula e tecnologie didattiche tradizionali.L'interazione in rete offre sul piano della gestione dei rapporti tra docenti e discenti maggior comunicazione perché ha progressivamente liberato i discenti dal timore di chiedere o dire banalità (si osa domandare tutto e quindi gli studenti sono meno frustrati, anche perché gli insegnanti a loro volta possono organizzarsi meglio e rispondere più agevolmente ad un maggior numero di sollecitazioni (il forum). Sul piano dei rapporti tra studenti, invece, questa interazione (ricerca-azione/dinamica) si è tradotta in un vantaggio: ogni esperienza di collaborazione con un gruppo, in un ambiente di apprendimento, arricchisce ulteriormente il processo formativo.Un sistema di web-Cooperative Learning è organizzare e gestire l'ambiente didattico, per i quali è stato coniato la sigla cifrata 24/7. Significa che il processo di insegnamento-apprendimento nel contesto virtuale di un e-learning non si interrompe mai ed è attivo 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana (Woodall, 1999). La rete si conferma lo strumento più adatto a veicolare diversi tipi di media e capace di supportare tutte le forme di comunicazione. La forma di comunicazione più utilizzata è stata infatti quella che permette l'interazione a una via tra studente e docente, tramite il contatto di posta elettronica. Questo comporta una sostanziale asimmetria del processo comunicativo, che esclude il realizzarsi di quell'apprendimento collaborativo che si produce dall'interazione fra utenti nell'ambito dei corsi di gruppo. Per apprendimento collaborativo si intende infatti il processo che enfatizza gli sforzi di cooperazione fra gli utenti, un'attività che comporta il confronto, il misurarsi con una logica di condivisione e di rivalutazione delle esperienze e opinioni personali a favore dell'acquisizione di nuove competenze.L'e-learning sposta in misura sostanziale la responsabilità del processo di formazione dal docente al partecipante, provocando una risposta assai differenziata da parte di ogni singolo individuo, a fronte di una maggior omogeneità di comportamento di una classe nella formazione tradizionale d'aula; dunque il vero titolare è il partecipante (l'azione che ricerca il sapere).Il pensiero pedagogico della seconda metà del secolo è segnato sul versante filosofico dall'influsso della cultura (post-moderna) e quindi dalla fine delle certezze sul soggetto "educatore ed educando" e dalla tentazione tecnocratica di ridurre l'educazione a funzione di un sistema le cui finalità sono decise dal mercato.Si è parlato del Novecento come del "secolo della scuola". La definizione è efficace se si ricorda che appunto solo nel Novecento la scuola è diventata, di fatto e di diritto, una realtà di tutti e per tutti, dapprima a livello primario e poi anche a livello secondario, almeno nei paesi economicamente sviluppati. I sistemi scolastici hanno comunque tutti problemi di adattamento alle mutate situazioni e ormai è diffusa la consapevolezza che non esiste una riforma "definitiva" o una soluzione ottimale, pur in presenza di problemi analoghi. Consideriamo infine l'educazione in rapporto alla società,entro la quale si svolge, essa si presenta in due forme principali, cioè come educazione familiare ed educazione scolastica.Perciò, esaminando studi, attività di ricerca, metodi di procedimento per l'educazione non si può non entrare in una comparazione di educazione ma anche di processi formativi sia nel settore didattico sia nel settore sociale. Gli stili di vita che sono predominanti in una società sono dunque il punto di partenza e sempre provvisorio, di un processo di trasformazione, ma mai di arrivo. Le "Contaminazioni" delle nuove tecnologie didattiche verso la cultura di base, popolare, caotica e creativa viene spinta dalla cultura massmediale: stiamo vivendo una fase di profonda trasformazione tecnomediale. La travolgente diffusione della rete, l'avvento di applicazioni innovative e la nuova cultura della partecipazione favorita dalle tecnologie digitali sono alcuni importanti fattori che stanno contribuendo a ridisegnare l'assetto dei media.La convergenza prevede una trasformazione profonda delle dinamiche di produzione, distribuzione, condivisione e consumo di contenuti tecnologicamente mediati che convergono in un sistema linguistico, tecnico e sociale del nostro territorio.






Tra Passato e Presente

Nuove prospettive di ricerca nei settori della pedagogia.

Oggi si trovano sempre meno spazi, meno occasioni per gli incontri, pertanto urge la riconquista di ambiti di confronto nei diversi scenari di ricerca individuando una comune strategia in spazi culturali differenti. Gli elementi circostanziali che possono agevolare i canali di ricerca, possono appoggiarsi all'immagine: guardare, visionare, studiare figure come rappresentazioni di racconti storici in differenti ambientazioni sociali, di territorio, di conoscenza.L'esigenza di pensare ai processi formativi in maniera strategica, ossia orientati allo sviluppo delle risorse umane articolando percorsi formativi, è uno strumento di supporto a coloro che stanno attraversando un momento critico nel processo didattico. Intendere la formazione come sistema di gestione a supporto dello sviluppo delle risorse umane significa intervenire in modo mirato alla prevenzione del disagio individuale. Perciò problemi specifici come prendere decisioni, sviluppare la conoscenza di sé, migliorare il proprio modo di relazionarsi agli altri, incentiva il concetto di responsabilità individuale sul gruppo. L'apprendimento collaborativo si ha quando esiste una reale interdipendenza tra i membri del gruppo nella realizzazione di un compito, un impegno nel mutuo aiuto, un senso di responsabilità verso il gruppo e i suoi obiettivi. Gli studenti possono accedere a dei materiali comuni, come file, software e oggetti multimediali e possono collaborare allo svolgimento di compiti assegnati o progetti, con una certa libertà di interpretazione,di movimento,di obiettivi. La collaborazione in tempo reale permette un accesso simultaneo ai contenuti. Nei contesti collaborativi di fondamentale importanza è la mediazione tra il docente e gli studenti. Compito del docente è quello di organizzare, facilitare e monitorare lo svolgimento delle attività didattiche e il clima di collaborazione considerando n.8 fasi ben precise in un piano didattico-formativo:
a) IDEARE, progettare e realizzare interventi formativi;
b) PROGETTARE per competenze (percorsi formativi individuali);
c) ACQUISIRE metodologie e tecniche di monitoraggio e valutazione dei percorsi formativi ;
d) CONOSCERE i criteri di utilizzo didattico dei "giochi d'aula";
e) INTEGRARE, con una visione globale la rete e le sottoreti;
f) EROGARE in maniera efficace ed efficiente i percorsi formativi;
g) EFFETTUARE interventi di riparto delle competenze.
Bisogna saper unire le diverse identità pedagogiche, amalgamarne i ruoli, le esigenze, le realtà, le diverse dimensioni culturali, senza perdere il campo d'indagine (non disperdersi).Messaggi che trasformano la nostra storia in un futuro "attuale" fruibile in maniera collaborativa, rimandando a produzioni visive, a laboratori, a quei transiti indispensabili che in questi ultimi anni si sono incuneati in modo trasversale nel nostro immaginario.Le immagini, e tutto quello che rappresentano, non sono altro che vettori dai duplici passaggi: un libro, molte voci, molte interpretazioni, infiniti viaggi rendono l'immagine deposito di metafore che "affondano" nel nostro immaginario.Le immagini sono collegate le une alle altre da un "filo rosso" dimostrando che il nostro punto di vista ha una "flessibilità storica" dinamica ed evolutiva:
1) Utilizzare i vantaggi per la propria crescita;
2) Utilizzare gli svantaggi per accrescere il nostro senso critico;
3) Utilizzare la circolarità della storia;
4) Utilizzare sempre valori storici (le fonti);
5) Utilizzare il senso educativo storico;
6) Utilizzare il senso educativo pedagogico;
7) Utilizzare il senso educativo tecnologico.
Sicuramente bisogna fare riferimento alla originalità della nostra storia, per conferirgli quello spessore educativo indispensabile alla nostra modernità e dare una fruttuosa e innovativa ricerca delle fonti (da uno scavo storico ad un recupero funzionale di ricerche attuali che si devono continuamente sovrapporre per delimitare una precisa interpretazione del tessuto originale di consultazione).È necessario chiederci in che modo dobbiamo, oggi, ricercare il metodo per l'interpretazione delle fonti tenendo presente:
a) Come sono state influenzate le ricerche delle fonti in quel dato momento storico;
b) Come sono state interpretate;
c ) Come sono state costruite;
d) Come sono state esportate;
e) Con quale dottrina educativa si sono inserite e proposte in quel dato contesto sociale;
f) Tenere in considerazione di "divide" tra origine e originalità.
Bisogna criticizzare l'ambito di studio andando a ricreare quel segmento di ricerca dove la figura dello storico si deve necessariamente amalgamare sia con la figura del pedagogista e ultimamente anche con la figura del tecnologo inserito nel campo didattico per potersi attener alla circolarità delle finalità pedagogiche a 360°. Le fonti, le illustrazioni, le fonti storiche, attraversano competenze diverse, confluiscono nella circolarità tra adulto-bambino considerando aspetti formativi che amalgamo territorio, contesti sociali, contesti storici che viaggiano parallelamente alla nostra trasformazione.Il piacere alla lettura, il piacere all'auto ascolto si incuneano nella cultura pedagogica facendo allineare le differenti chiavi di lettura che implicano processi formativi innovativi e strategie didattiche che confluiscono in una cultura orale e in una cultura visiva verso il senso dell'immagine nell'immaginario soggettivo.Analizzando gli aspetti fondativi del modello educativo fascista ci si accorge che la narrativa-educativa viene impostata parallelamente alla strategia propagandistica del regime imponendo un modello educativo di partito.Educare, apprendere per immagini sono i continui richiami alla massiccia indottrinazione di matrice fascista, una propria strategia di un linguaggio figurativo-espressionistico- pedagogico dove lo spazio temporale viene intuito attraverso le immagini, le raffigurazioni pittoriche, le strategie editoriali e sono la veicolazione di sensazioni, di emozioni che sono arrivate a noi con rigore metodologico enfatizzando il forte intreccio tra la politica scolastica e la politica di regime.Pertanto ricercare il vissuto, scandagliare nelle fonti il generale e il particolare, reperire materiale pervenutoci da biblioteche, da archivi, da memorialisti, da reperti iconografici, da pubblicazioni ministeriali, da iniziative patriottiche fanno parte di quel filone di indagine inerente al nostro territorio, al nostro costume, nonché alla globalizzazione in atto.Per una chiara interpretazione delle fonti e delle varie modalità d'approccio globale si intende sostenere:
a) L'ideologia storica del momento;
b L'attenzione al vissuto;
c) L'attenzione al condizionamento;
d) L'attenzione ai contesti territoriali;
e )L'attenzione alla collaboratività;
f) L'attenzione della storia nella storia.
Lungo il mio personale percorso formativo ho avuto modo di "incontrare" le tecnologie e i suoi aspetti trasversali inserendo in un nuovo contesto di trasmissione collaborativa i bisogni di destinatari sempre più dinamici, sempre più attenti alle innovazioni (ampliare lo scenario delle fonti in maniera innovativa).Considero perciò Internet non il futuro, bensì il presente che unisce lo storico al futuro stesso convogliando domande, chiarimenti degli utenti in forum di discussione, dove tutto e tutti sono indirizzati alla fruibilità autonoma o collaborativa di spunti (una navigabilità circolare a 360° in modo multi-direzionale). Analizzando la fonte essa si descrive, indica una provenienza, cosa è stato prodotto per essere esibito, cosa è stato prodotto come ricerca personale in fasi, su riflessioni, per modalità.Il Pedagogista con il suo "slargamento" visivo di più orizzonti può cogliere mutamenti, fratture, precisi momenti che possono essere stati deviati da un percorso originale a vantaggio di un dato profilo storico. Tuttavia non ritengo di poter trarre delle conclusioni facendomi così condizionare da vantaggi o svantaggi in un momento di crescita, in quanto tutto conduce ad una grande quantità e qualità di stimoli, di approfondimenti, di momenti di riflessione che implicano una sempre maggior coscienza che l'interscambio ci porta: ricordiamoci della cassetta degli attrezzi che deve essere sempre a portata di mano, ricordiamoci sempre di unire il passato al presente, ricercare il nostro raccontare di ieri in un raccontare di oggi dove la storia, la propria storia, il proprio vissuto può essere la relazione con le fonti di domani. ...."La nostra civiltà si basa sulla molteplicità dei libri; la verità si trova solo inseguendola dalle pagine di un volume a quelle di un altro volume, come una farfalla dalle ali variegate che si nutre di linguaggi diversi, di confronti, di contraddizioni e forse in futuro ci saranno altri modi di leggere che noi non sospettiamo. Mi sembra sbagliato deprecare ogni novità tecnologica in nome dei valori umanistici in pericolo; una società più avanzata tecnologicamente potrà essere più ricca di stimoli, di scelte, di possibilità, di strumenti diversi, e avrà sempre più bisogno di leggere, di cose da leggere e di persone che leggano" (Italo CALVINO, Lezioni americane).Ricordiamo allora di non tendere troppo quel filo di color rosso che è il conduttore delle nostre emozioni, dei nostri ricordi, della nostra vita in una storia che continuerà in un tempo indefinito, un filo rosso che attraversa e ci tiene ben saldi alla nostra unicità di uomini.

La Pedagogia Tecnologica

Un percorso tra Pedagogia e Tecnologia.

I nuovi metodi d'insegnamento innescati dalla nascita di nuovi mezzi di comunicazione multimediali affrontano la profonda trasformazione dell'attuale modello di formazione prospettata dall'utilizzo di queste nuove tecnologie multimediali e di internet per migliorare al qualità dell'apprendimento, agevolando, allo stesso tempo, l'accesso a risorse e servizi, nonché gli scambi e la collaborazione a distanza, ovvero tutto ciò che viene comunemente definito come l'e-Learning. Fondatore e padre della Pedagogia Tecnologica e della sua figura professionale in qualità di Pedagogista Tecnologo, è il Dr. Leonardo FLAMMINIO nel 2004, che con i suoi metodi, le sue nuove tecniche e le nuove tecnologie che ben lo definiscono da un punto di vista scientifico e professionale, indirizzano le sue competenze alla ricerca di nuove modalità e strategie educative finalizzate ad aiutare il singolo individuo per raggiungere nuove risorse e nuove capacità individuali in piena metamorfosi culturale. La pedagogia Tecnologica è una scienza che trova nei i criteri di validità nel sapere scientifico e in tecniche e metodologie proprie, rispondendo ad un vasto panorama di bisogni educativi della persona in un panorama sociale e culturale in continua trasformazionedi oggi.
Gli ambiti di ricerca coltivati dal Pedagogista Tecnologo possono essere così sintetizzati:

a) Il rapporto tra teoria e pratica in campo educativo;
b) Ambiti della pedagogia dell'infanzia, della scuola, delle risorse umane, interculturale;
c) Ricerca educativa e metodologie qualitative;
d) La costruzione di modelli formativi di tipo riflessivo;
e) L'educazione permanente e degli adulti;
f) Le tecnologie dell'apprendimento e la progettazione on-line;
g) Il sapiente e l'agente in collaborative learning.

mercoledì 9 aprile 2008

Il "padre della Pedagogia Tecnologica" e del Pedagogista Tecnologo

Fondatore e padre della Pedagogia Tecnologica e della sua figura professionale in qualità di Pedagogista Tecnologo nel 2003, è il Dr. Leonardo FLAMMINIO .
Applicando nuove tecniche, e nuove tecnologie che ben lo definiscono da un punto di vista scientifico e professionale, hanno indirizzano le sue competenze alla ricerca di nuove modalità e strategie educative finalizzate ad aiutare il singolo individuo "intrappolato" nella spirale culturale che attualmente ci circonda. La Pedagogia Tecnologica è una scienza epistemologica che trova nei criteri di validità, nel sapere scientifico e in tecniche e metodologie proprie, un vasto panorama di strategie educative della persona da integrare in un panorama sociale e culturale in continua trasformazione..
Gli ambiti di ricerca coltivati dal Pedagogista Tecnologo possono essere così sintetizzati:

a) Il rapporto tra teoria e pratica in campo educativo;
b) Ambiti della pedagogia dell'infanzia, della scuola, delle risorse umane, interculturale;
c) Ricerca educativa e metodologie qualitative;
d) La costruzione di modelli formativi di tipo riflessivo;
e) L'educazione permanente e degli adulti;
f) Le tecnologie dell'apprendimento e la progettazione on-line;
g) Il sapiente e l'agente in collaborative learning.

Il Dr. Leonardo FLAMMINIO, dopo essersi laureato in Scienze dell'Educazione con indirizzo Educatore Professionale, ha cercato, negli anni successivi, di approfondire il suo ruolo di "Mediatore Didattico". Il suo interesse per tutte le tecnologie della comunicazione nell'ambito dei processi didattico-formativi lo hanno spinto ad un'accurata progettazione non solo delle componenti tecniche e tecnologiche che giocano un qualche ruolo nell'intervento didattico, ma anche verso gli elementi ambientali e sociali in cui il processo di apprendimento si inserisce.
In seguito, seguendo i suoi studi, si è specializzato laureandosi in Scienze Pedagogiche - Laurea specialistica classe 87/s, dove ha indirizzato il suo interesse sulla figura del Pedagogista e sulla sua visione meta-tecnologica inerenti i nuovi contesti didattici, allargando il mio campo di azione verso possibili mutamenti, che possono essere stati deviati da un dato profilo sociale-culturale.
Dall'anno 2004 gli è stato conferito il titolo di "Cultore della Materia" per il settore scientifico disciplinare MPEG/04 per l'insegnamento di Tecnologia dell'Istruzione presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi di Genova.
Dall'anno 2005 è titolare del seminario di Tecnologie dell'Istruzione settore scientifico presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi di Genova.
Dopo aver partecipato al Corso di perfezionamento EPICT - European Pedagogical ICT Licence (Patente Pedagogica Europea per le TIC) ed aver conseguito la relativa patente EPICT - Patente Pedagogica Europea per le TIC, è stato nominato Facilitatore Nazionale EPICT previo superamento del relativo corso ed esame nazionale.
Da Gennaio 2007 è stato ammesso, previo superamento del relativo concorso, al Dottorato di ricerca - XXII Ciclo presso l'Università degli Studi di Macerata.
Atualmente componente della Commissione della Ricerca Regionale Liguria" in ambito Pedagocico-Tecnologico per l'UNICEF per il programma "Scuola UNICEF di Educazione allo Sviluppo". Ideatore e responsabile del progetto www.garanteinfanzia.it, ho inserito in questo innovativo progetto la nuova figura del facilitatore UNICEF, figura che affianca il Docente Garante UNICEF e che riassume in sé competenze specialistiche, professionali, assumendo mansioni operative, coordinative, comunicative, progettuali, spendibili in una pluralità di situazioni.
Iscritto all'Associazione Nazionale Pedagogisti (Anpe) e all'Associazione Italiana di Valutazione (AIV) collabora in ambito Umanistico-Tecnologico presso l'Istituto Regionale di Ricerca Educativa Liguria (I.R.R.E.). in progetti dove la comunicazione collaborativa si inserisce in programmi tecnologici-multimediali educativi dove nell'apprendimento cooperativo vengono analizzati i punti di forza e il modo in cui l'ingresso del PC abbia modificato sia la struttura dello scenario mediale pre-esistente sia il modo in cui la mente lavora.
Collaboraricopre con l'Associazione Culturale Fonopoli con sede a Roma e nel tempo libero scrivo poesie ma con un'inusuale particolarità: esse vengono inserite in un'interfaccia multimediale, dove musica, fotografia, rappresentazioni pittoriche si amalgamo per rappresentare in una chiave di lettura i mondi contrapposti che freneticamente ci sovrastano.(Premio Internazionale Michelangelo 2007, Premio Internazionale A.U.P.I. 2007, Premio Internazionale Calliope 2007,Premio Nazionale G.Martini 2008)
Ad oggi ricopre il ruolodi Tecnologo e WebMaster presso l'Università degli studi di Genova.

Obiettivi di valutazione del Pedagogista Tecnologo

Obiettivo generale della linea di ricerca del P.T.è supportare attività finalizzate ad pun migliore accesso alla cultura con un rafforzamento delle strategie visibili nel Web:

1. Rafforzare le capacità degli attori culturali locali che operano in reti e in maniera coordinata;
2. Migliorare la programmazione e il coordinamento delle azioni culturali al fine di sviluppare strategie per quanto concerne le politiche educative;
3. Incoraggiare il rafforzamento della cultura locale, l’accesso alla cultura e la sua disseminazione;
4. Migliorare aspetti e scopi innovativi finalizzati a metodologie educative utilizzando il web come “rafforzamento” delle informazioni;
6. Rafforzare le capacità degli attori coinvolgendoli attraverso la messa in rete di eventi di interesse pubblico;
7. Contribuire a migliorare la programmazione e il coordinamento di azioni culturali al fine di sviluppare prospettive di lungo termine per quanto riguarda le politiche culturali;
8. Favorire la coesione sociale e la diversità culturale;
9. Incoraggiare l’inclusione della dimensione economica della cultura (identificazione delle opportunità di lavoro, sostenibilità delle attività;
10. Integrare una dimensione culturale all’approccio scelto portato avanti con il background locale, le dimensioni ambientali per una maggior trasparenza dei modelli educativi;

L’attività deve essere basata sulla concezione di cultura come insieme di valori, comportamenti, tradizioni e prodotti di una società e dei suoi scambi culturali innescando quei processi attuativi di maggiore visibilità che la rete, il web, internet, aiuterà ha creare.
La “rete di reti” e il passaporalo di ieri, fra attori che portano avanti attività nel campo della cultura al fine di favorire strategie culturali, dando maggior attenzione alla sensibilizzazione all’istruzione, alla salute, all’ambiente, all’occupazione, alla coesione sociale, alla migrazione, alla prevenzione e controllo dei conflitti operanti nel campo dell’istruzione e della formazione.

La Pedagogia Tecnologica e il Pedagogista Tecnologo

Il pedagogista tecnologo è un professionista che si avvale di tecniche e metodologie proprie ed esclusive per affrontare i molteplici bisogni professionali che valorizzino l’immagine professionale in una società in continua trasformazione.
Per far ciò è necessario la valorizzazione del singolo, orientando il professionista verso tipologie di interventi che rinnovino continuamente le conoscenze e le abilità in ambienti dove il mercato del lavoro sta ricercando nuove tipologie di intervento e innovative abilità professionali.
Come avviene per tutte le tecnologie della comunicazione, anche l’applicazione dell’ipermedialità nell’ambito dei processi formativi deve essere preceduta da un’accurata progettazione che consideri non solo le componenti tecniche e tecnologiche che giocano un qualche ruolo nell’intervento formativo, ma anche gli elementi ambientali e sociali in cui il processo di formazione si inserisce. Nell’apprendimento cooperativo vengono analizzati i suoi punti di forza e il modo in cui l'ingresso del PC, come mezzo di comunicazione, abbia modificato la struttura dello scenario mediale pre-esistente da un lato, e il modo in cui la mente lavora dall'altro.
Accade spesso che al termine di un corso e-learning, soprattutto se basato sulle metodologie dell’apprendimento collaborativo, emerga l’esigenza da parte degli allievi di continuare a rimanere in contatto, di non disperdere quel patrimonio di socialità e conoscenze faticosamente conquistato grazie ai processi attivati nell’ambito del corso stesso, tenendo ben presente vincoli, criteri, proposte di riferimento e in ultimo, ponendo in evidenza che l’azione si svolge in ambiti territoriali con proprie e specifiche risorse.(T.A.S.C.A.)
Il percorso formativo è strutturato in modo da permettere l'acquisizione delle competenze teoriche, metodologiche e tecniche inserendo modalità operative di verifica e di monitoraggio includendo oltre all’acquisizione degli obiettivi, il grado di generalizzazione delle abilità, il grado di mantenimento nel tempo delle competenze acquisite e il grado di autonomia raggiunto. Viviamo in un’epoca in cui tutto è mirato al successo, a possedere qualità vincenti, nell’era di internet e della globalizzazione. Possediamo innumerevoli strumenti di comunicazione, eppure mai come oggi,’uomo si sente solo, immerso in un mondo dove potenzialmente tutto è alla portata di un click del mouse. Questo percorso formativo cerca di restituire la comunicazione agli individui come una risorsa spendibile in una pluralità di situazioni, esaltando competenza, autostima, manualità nella rete, con il preciso obiettivo di consolidare la sicurezza nel relazionarsi.
Cosa significa comunicare = scambiare messaggi vincenti. "Partendo da questa base risulta evidente che Internet è una forma di comunicazione: attraverso la rete si scambiano messaggi, rappresentati da pagine web contenenti notizie, informazioni, immagini, suoni, ecc.; vincenti, perché chiunque pubblichi un sito web lo fa con un fine ben preciso, sia esso informativo, commerciale, visivo.....di immediatezza. Se pensiamo all'usabilità anche come ad una forma di comunicazione mirata ed efficace riusciremo ad accontentare i nostri clienti e a non deludere le loro aspettative. Quando si progettano architetture aziendali, bisogna, innanzitutto prendere in considerazione le attese del cliente. Chi è il nostro cliente ideale? Chi è il nostro cliente abituale? Chi è il nostro cliente peggiore? Partendo dall'analisi di un ipotetico cliente potremo capire quali sono le sue esigenze, la sua visione del prodotto, dell'azienda e del nostro settore, cosa potrebbe interessargli e cosa potrebbe, invece, andare contro le sue aspettative.....per adootare questa strategia analizzeremo la sua "expectancy grammar", ovvero il suo bagaglio culturale.